Un’impresa la riconquista della fiducia – Giampaolo Colletti, Il Sole 24 Ore

22 maggio 2018 - rassegna stampa - Il Sole 24 Ore

«Dall’America al resto del mondo. Accademici ed esperti di linguaggi digitali e di strategie politiche si interrogano sull’avanzata delle fake news. Provando a leggerne la genesi, a comprenderne la diffusione, ad anticiparne le evoluzioni. D’altronde oggi siamo connessi, mobili, polarizzati. Di più. Rinchiusi nelle nostre bolle, disorientati tra le molteplici fonti di informazioni, protesi a confermare quelle più vicine alla nostra visione del mondo. “Questo è il confimation bias, la conferma dei nostri pregiudizi. Di fatto è cambiato il nostro modo di accesso alle fonti e alla conoscenza e siamo passati da un paradigma di mediazioni degli esperti a un processo molto più diretto”, afferma Walter Quattrociocchi, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Da pochi giorni è il libreria con Liberi di crederci, scritto insieme ad Antonella Vicini. “Queste bolle che abitiamo sono comunità in cui ci si ritrova tra simili e nelle quali c’è poco spazio per il dissenso”. Pare che la rete stia tradendo le aspettative di molti, producendo una disinformazione pericolosa e spesso strumentalizzata».

Dall’America di Trump – in cui l’anno scorso sono state vendute 75mila di “1984” di Geroge Orwell – al resto del mondo. Su Nòva 24 de Il Sole 24 Ore, Giampaolo Colletti esamina l’avanzata delle fake news con l’esperto Walter Quattrociocchi – autore, con Alessandra Vicini, del saggio Liberi di crederci. Informazione, internet e post-verità.

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La verità è un concetto labile e sfuggente che coesiste con un essere umano emotivo e imperfetto, limitato nelle sue capacità conoscitive. L’avvento di internet, e soprattutto dei social network, ha facilitato l’accesso a una grande massa di informazioni senza mediazioni, e ha generato l’illusione che questa porta d’ingresso conducesse alla conoscenza, fino ad allora prerogativa delle élite. La rete però sta tradendo le aspettative di molti, producendo, più che un’intelligenza, una disinformazione pericolosa (e spesso strumentalizzata) e una grave radicalizzazione nell’opinione pubblica. Così, a colpi di paradossi e cortocircuiti, il World Economic Forum nel 2013 ha inserito la disinformazione nella lista delle minacce globali, molte delle quali (da Trump alla Brexit, fino ai movimenti antivaccinisti) sembrano oggi aver preso forma; e secondo l’autorevole Oxford Dictionary, “post-truth” è diventata la parola del 2016.

 

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