A cavallo della scienza – Vittorio Bo intervistato dal Secolo XIX

28 maggio 2013 - rassegna stampa - Il Secolo XIX

«La passione non basta. Ci vuole prima di tutto coraggio per fare l’editore oggi, tra i contraccolpi di una crisi che continua a flagellare il mercato del libro, stando ai dati diffusi dal Salone di Torino, e una rivoluzione epocale in corso, il passaggio dal cartaceo al digitale, paragonabile solo a quella avvenuta nel ‘400, con l’avvento della stampa. Ma chi questo mestiere lo fa da tutta una vita sa che il vero segreto è un altro.

“É la curiosità il motore di ogni scelta in questo campo” spiega Vittorio Bo, al traguardo dei dieci anni con Codice Edizioni, ma nel settore da sempre, prima con Il Melangolo, fondato nel ’76, poi con la lunga esperienza all’Einaudi negli anni ’90, “tutto nasce da un profondo desiderio di conoscenza”.

Anche Codice è nata così?
Certo, la scienza è sempre stata uno dei miei grandi interessi. Se non fossi stato spinto dalla voglia di scoprire, di sapere, non sarei qui oggi a raccontare questi dieci anni.

E invece da quella scintilla è scaturita un’intuizione.
Mi sono reso conto che c’era un vuoto da colmare, una nicchia da occupare, quella della popular science, vale a dire i grandi temi scientifici divulgati con un linguaggio accessibile a tutti.

Quando ha capito che si poteva fare scienza anche così?
Fondamentale è stato l’incontro con Luca Cavalli Sforza, un grande scienziato capace di porsi davanti ai misteri dell’universo con l’ingenuità di un bambino, con la genuinità di chi domanda il perché delle cose e sa che non c’è problema che non possa essere spiegato in maniera semplice.

Da lì al Festival della Scienza il passo è stato breve.
Ed è stato un ulteriore passo verso il pubblico, abbiamo riscoperto la piazza, portando la cultura in mezzo alla gente.

Oggi questi festival di divulgazione sono diventati una moda.
Sono uno dei fenomeni culturali più interessanti degli ultimi anni. In Italia hanno più successo che altrove anche per la bellezza dei luoghi che li ospitano e quindi a questi eventi va il merito di averci fatto riscoprire il nostro patrimonio storico.

Tornando ai libri, il settore scientifico regge bene, nonostante l’impasse del momento.

Risentiamo meno della crisi perché il nostro è un segmento molto specifico, con un pubblico ristretto e ben identificato. Per noi è più facile rispondere alle esigenze dei lettori rispetto agli editori generalisti. Ma con Codice stiamo esplorando anche altri campi, come la politica, che è, comunque, collegata alle scienze.

Quali sono le grandi sfide che deve affrontare l’editoria moderna?
Noi editori dobbiamo essere una guida in quest’epoca di transizione: ad esempio c’è il mare magnum del self publishing che non può essere lasciato solo agli autori. Qualcuno è già riuscito a cavalcare il cambiamento e ormai è integrato nel mondo del digitale; mi riferisco al settore degli educational, della formazione scolastica. Un esempio da imitare anche negli altri campi, ma per ora siamo solo nella prima fase».
Emanuela Schenone, Il Secolo XIX (per continuare a leggere, scarica il PDF a lato).

 

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