Otto domande a cui l’astronomia non sa ancora rispondere

12 giugno 2012 - News

Nonostante nell’ultimo secolo astronomia e cosmologia abbiano fatto notevoli passi avanti nello studio dell’universo, sono ancora molte i misteri che restano irrisolti. Basti pensare che ad oggi conosciamo solo circa il 5% di quello che ci circonda e del restante 95% abbiamo solo una conoscenza indiretta, ma non sappiamo dire davvero cosa sia.

Su questo tema abbiamo pubblicato Il buio oltre le stelle di Amedeo Balbi, un saggio che traccia una storia dell’astronomia partendo dai primi osservatori che iniziarono a scrutare il cielo ad occhio nudo fino alle più recenti scoperte scientifiche. Balbi ci racconta così la battaglia dell’umanità con il buio del cosmo, le difficoltà pratiche e  concettuali che astronomi, cosmologi e fisici hanno dovuto superare nei secoli, i successi e i fallimenti ottenuti fino ad oggi, e le speranze per il futuro.

Per cercare di capire meglio quali siano i più grandi misteri astronomici, la rivista Science ha chiesto ad alcuni giornalisti e scienziati di scegliere otto domande alle quali ancora non si è riusciti a dare una risposta. L’articolo, ripreso da Wired, ci presenta le più grandi sfide dell’astronomia e della cosmologia su cui i migliori cervelli del mondo si arrovellano ormai da anni.

Ci si chiede ad esempio cosa sia l’energia oscura, la forza misteriosa responsabile dell’accelerazione dell’universo o quanto sia calda la materia oscura, una componente di materia presente nell’universo e che non è direttamente osservabile, ma che si manifesta attraverso i suoi effetti gravitazionali; dove sia finita la massa mancante, visto che più della metà della materia fino ad ora studiata manca all’appello, o perché il sistema solare è così bizzarro e i pianeti così diversi tra loro, soprattutto pensando ai quattro mondi interni (Mercurio, Venere, Terra e Marte) che non hanno praticamente niente in comune.

Su questi temi, negli ultimi anni, abbiamo pubblicato diversi libri, che possono aiutarci ad orientarci in questo territorio tanto affascinante, quanto sconosciuto.

John Gribbin, con Galassie (2008), ci regala un avvincente viaggio sulla storia dello galassie, dai tempi di Galileo e le prime osservazioni a occhio nudo e con il cannocchiale, fino ai nostri giorni e alla scoperta di centinaia di milioni di galassie a noi vicine. Un saggio che ci fa capire come questi sistemi di stelle non siano soltanto delle strutture astronomiche affascinanti in sé, ma è grazie al loro studio che oggi conosciamo molte più cose sul cosmo e abbiamo potuto aprire una finestra sul Big Bang e le origini dell’universo.

Un inizio datato quattordici miliardi di anni fa e che ci viene raccontato da Donald Goldsmith e Neil deGrasse Tyson in Origini, nel quale gli autori ripercorrono le tappe fondamentali dell’evoluzione del cosmo, attraverso una commistione di materie e saperi, che oltre l’astrofisica chiamano in causa settori emergenti come l’astrochimica, l’astrobiologia e l’astrofisica delle particelle per una nuova sintesi della conoscenza. Grazie ad essa oggi possiamo affrontare non solo l’origine dell’universo ma anche l’origine delle più grandi strutture che la materia abbia formato, delle stelle che illuminano il cielo, dei pianeti più adatti a ospitare forme di vita, per non parlare dell’origine della vita stessa su uno o più di questi pianeti.

Ed è proprio dell’osservazione di alcuni di questi fenomeni meravigliosi e misteriosi che ci parla Jayant Vishnu Narlikar in Le sette meraviglie del cosmo, (2008), un viaggio tra giganti “nane” e stelle che esplodono in cielo, pulsar – i metronomi del cosmo –, strani effetti della gravità, illusioni dello spazio tempo e la maestosa espansione dell’Universo nella sua interezza; una curiosa guida per scoprire il cosmo e i misteri che lo abitano.

Con Anil Ananthaswamy, invece, torniamo sulla terra, anche se solo per un attimo, e intraprendiamo un viaggio attraverso gli esperimenti più importanti del mondo per capire la situazione attuale delle ricerche sulla materia e sull’energia oscura. L’autore ci prende per mano e ci porta “sul campo” per assistere di persona alle ricerche dei maggiori fisici del mondo in un percorso Ai confini della realtà (2012). 

Nel nostro catalogo non mancano le biografie di alcuni dei più importanti fisici della storia, che grazie ai loro studi e alla loro passione sono riusciti a scoprire un pezzetto in più di quell’immenso universo ancora oggi così buio.

Con Le stelle di Miss Leavitt (2008) George Johnson, ci regala il ritratto brillante e a tratti quasi romantico della Leavitt, donna capace di aprire gli occhi della fisica alla vastità incalcolabile dell’universo, ma anche afflitta da una tragedia quotidiana che sconvolse la sua vita. Un racconto avvincente di come sia possibile “misurare” l’universo e, allo stesso tempo, la storia commovente di un genio dimenticato. Il libro non è solo la storia della Leavitt ma un resoconto di quanto avvenne nei primi decenni del secolo scorso quando si discuteva se l’universo fosse rappresentato dalla sola Via Lattea (di dimensioni tre volte superiori a quello che si ritiene attualmente), oppure che fosse sconfinatamene più grande e complesso.

Infine, Arthur Miller con L’impero delle stelle (2008) narra le vicende biografiche e scientifiche dell’astrofisico indiano Chandrasekhar e del suo scontro con Eddington, l’autore ricostruisce le ricerche che hanno portato alla teorizzazione dell’esistenza dei buchi neri e alla loro (indiretta) scoperta. Ma il testo non è solo una cronaca scientifica; è un romanzo che racconta le lotte di potere, le rivalità e le invidie operanti ai massimi livelli della ricerca scientifica, dove gli uomini spesso si giocano il tutto per tutto.

 

 

 

 

 

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