Notizie fatte apposta per essere condivise – Evgeny Morozov su La Lettura

05 novembre 2013

«L’idea che i media elettronici debbano unire il mondo non è particolarmente originale (ricordate il «villaggio globale» di Marshall McLuhan?), ma sui dettagli i suoi sostenitori sono sempre stati vaghi. Dovremmo rallegrarci perché Gangnam Style, una satira dello stile di vita alla moda della Corea del Sud, ha registrato circa 1,8 miliardi di visualizzazioni su YouTube, anche se la maggior parte di chi lo guardava non ne coglieva il significato? Grazie ai social media le idee possono diffondersi con la velocità del fulmine. Si prenda ad esempio Kony2012, la sfortunata campagna a propagazione virale dello scorso anno contro il criminale di guerra ugandese Joseph Kony. Ma la velocità non si traduce facilmente in azione: invece di una decina di persone impegnate a fondo in una causa, avremo qualche milione di persone vagamene coinvolte —cosa che potrebbe addirittura ostacolare gli sforzi per promuovere la consapevolezza globale su un problema come quello della guerriglia in Africa. Le campagne virali funzionano per interventi altamente mirati, come una raccolta di fondi, ma al di là di questo la loro efficacia è dubbia.

L’ultima innovazione nel cosmopolitismo digitale viene da BuzzFeed, un sito che è rapidamente diventato tra i più visitati: lo scorso agosto ha registrato 85 milioni di visitatori, tre volte di più dell’anno precedente. Il prossimo anno conta di diventare uno dei siti più popolari al mondo.

Di solito le storie di BuzzFeed sono scritte per essere condivise, e questo spiega perché, secondo uno studio recente, su Facebook le sue storie sono più condivise di quelle di qualsiasi altro sito, compresi quelli del «New York Times» e del «Guardian» (una tipica storia di BuzzFeed è così composta: le foto di Kanye West e Freddie Mercury accompagnate da 10 citazioni presentate in forma di quiz, con il titolo «Chi l’ha detto: Kanye West o Freddie Mercury?»).

A giudicare dagli spettacolari risultati ottenuti, BuzzFeed ha trasformato la viralità in una scienza: grazie ad avanzati strumenti di analisi e all’uso dei Big Data, sa esattamente che cosa vada detto — e come — perché la storia sia condivisa dalla maggior parte della gente. Questo approccio è ben descritto dall’espressione «taylorismo virale»: come Frederick Taylor, che sapeva in che modo andasse organizzata una fabbrica per massimizzarne l’efficienza, BuzzFeed sa confezionare i suoi articoli per produrre il maggior numero di clic e di condivisioni. Il contenuto dell’articolo è secondario rispetto alla sua performance virale.

Fino a poco tempo fa c’era un solo ostacolo al piano di BuzzFeed di dominare il mondo: pur avendo in gran parte un carattere visuale, le sue storie contengono ancora una discreta quantità di testo: una barriera per chi non parla inglese. Ora però questo ostacolo sta per essere superato».

Evgeny Morozov, La Lettura Corriere della Sera (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

Evgeny Morozov ha pubblicato con noi L’ingenuità della rete e Contro Steve Jobs.

 

 

 

 

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