Il computer che indossiamo da decenni

12 febbraio 2013

Nel mio articolo di lunedì scorso (qui) ho riferito che la Apple sta lavorando su un prototipo di computer che possa essere indossato al polso. Alcuni lettori hanno chiesto come mai la compagnia, che sta senza dubbio provando a creare un computer “indossabile”, non possa semplicemente creare un paio d’occhiali utilizzando la tecnologia della realtà aumentata.

 

 

Il modo migliore per rispondere a questa domanda è pensare al trackpad della Apple.
I trackpad sui laptop Apple -e adesso sui desktop- sono dei quadrati piatti che permettono controlli multitouch, e sono privi di pulsanti. Ma non è stato sempre così.

 

 

Per anni, i computer della Apple hanno avuto questa cosa che era per metà un trackpad e per metà un grande pulsante cliccabile. Quando hanno introdotto il multitouch, non c’è più stato bisogno di quel pulsante -un “tap” aveva lo stesso effetto di un “click”-, ma l’azienda non l’ha eliminato subito. É stata una cosa graduale, avvenuta tra una nuova versione e l’altra, così da abituare i consumatori alla sua assenza. All’inizio il mousepad era multitouch, poi il pulsante si è fatto più sottile, e infine è stato tolto, e l’intero mousepad è diventato cliccabile. Oggi è semplicemente un quadrato multitouch.

La Apple farà la stessa cosa con questa incursione nel mondo dei computer indossabili. Il polso, del resto, non è un posto così strano per metterci un computer. Dopotutto indossiamo da decenni un computer da polso: l’orologio. Per molti di voi, negli anni Settanta, l’orologio digitale -alcuni avevano anche delle mini calcolatrici incorporate- è stato in effetti il primo computer. Ora che l’orologio è stato soppiantato dagli smartphone, il polso è il posto perfetto per permettere ai consumatori di familiarizzare con un computer che possano indossare.

Nick Bilton, The New York Times (per continuare a leggere, clicca QUI).

 

Nick Bilton, columnist del NY Times ed esperto di tecnologia, è autore per noi di Io vivo nel futuro.

Nick Bilton - Io vivo nel futuro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tag: Apple, Nick Bilton, The New York Times