Geni a nudo – Intervista doppia a Helga Nowotny e Giuseppe Testa

09 novembre 2012

Il 22 novembre si terrà un vertice europeo speciale per discutere dei tagli al bilancio UE per il 2014-2020. Anche il programma europeo Horizon 2020 (90 miliardi di euro, 7 anni di durata) potrebbe subire tagli.

49 Premi Nobel e 5 medaglie Fields hanno firmato una lettera aperta ai capi di Stato e di governo dell’UE e ai presidenti delle istituzioni europee, sostenuta da una petizione che ha già raccolto decine di migliaia di firme.

Helga Nowotny, presidente del CER, Consiglio Europeo per la Ricerca, e autrice per Codice Edizioni di “Geni a nudo”, ha sottolineato quanto invece sia importante mantenere vivo il progetto Horizon 2020: «Esortiamo i leader politici ad ascoltare la voce unanime dei ricercatori europei, sia di quelli più illustri che della prossima generazione, e ciò che hanno da dire su come affrontare l’attuale crisi economica».

 

Qui l’intervista che abbiamo fatto a Helga Nowotny e Giuseppe Testa, autori di “Geni a nudo”.

 

  • Perché GENI A NUDO?

Helga Nowotny: Nella nostra società, i geni hanno spesso assunto uno status quasi mistico, quello di “equivalente laico dell’anima”. Volevamo che il lettore capisse meglio il loro reale funzionamento e le potenzialità della genetica, senza cadere nella trappola di un falso determinismo genetico.

Giuseppe Testa: Perché viviamo in un’epoca in cui gli aspetti molecolari della nostra vita, e in primis il nostro genoma, vengono denudati a velocità esponenziali, svelando aspetti del nostro ‘io’ biologico la cui conoscenza sarebbe stata impossibilie, per il singolo individuo, fino anche solo a pochi anni fa. D’altra parte, è un’epoca in cui anche nel discorso pubblico, nel rapporto tra cittadini e istitiuzioni, il tema della trasparenza e della visibilità diventa sempre piu’ importante. Ecco, il nostro libro si situa all’incrocio di questi due sviluppi, con uno sguardo che vuole coglierli entrambi nelle loro reciproche interazioni. Da un lato i processi con cui stiamo mettendo a fuoco il codice molecolare della nostra umanità e le nuove opportunità che questa conoscenza offre. Dall’altro i processi con cui la nostra umanità si va ridefinendo nelle nuove forme e istitizioni dell’agire politico.

 

  • La bioetica è davvero uno strumento di governance in ascesa?

Helga Nowotny: La bioetica è certamente parte della governance globale, ma lo è anche il diritto, come pure altre forme delle cosiddette “tecnologie umane”. Come per qualsiasi tecnologia, l’utilizzo che se ne fa deve essere responsabile, ma deve servire anche come mezzo per raggiungere un fine.

Giuseppe Testa: La bioetica, nelle sue forme istituzionalizzate (ad esempio i comitati etici, le linee guida in maniera di bioetica etc.) è diventata uno strumento chiave nella governance dell’innovazione bioscientifica. Perciò in questo libro la trattiamo come tale, cioè come uno dei meccanismi più efficaci con cui viene incanalato il dibattito pubblico e ne vengono standardizzate le forme. E mettendone dunque in luce le opportunità e i limiti per la qualità democratica dell’innovazione biotecnologica.

 

  • Negli ultimi cinquant’anni, qual è la trasformazione più importante occorsa nel modo che gli uomini hanno di vedere se stessi?

Helga Nowotny: L’aver realizzato che, paradossalmente, ogni persona è unica anche in un profondo senso biologico, mentre noi tutti condividiamo vita e forme di vita non solo con tutti gli altri esseri umani, ma anche con altre specie.

 

  • Come è declinato il tema delle appartenenze contestate (in ambito genetico) nella realtà italiana (sociale, politica, economica, religiosa)? Chi sono i principali attori del dibattito?

Giuseppe Testa: La gran parte delle controversie sulle appartenenze contestate in ambito genetico si è finora sviluppata nei paesi -per lo più anglosassoni- in cui maggiore èlo sviluppo delle bioscienze e in cui più facilmente la natura del sistema giuridico consente di risolvere le controversie che ne scaturiscono. Ma con la rapida diffusione delle ultime tecnologie di sequenziamento genico e di riprogrammazione cellulare, non c’è dubbio che anche da noi si cominceranno a vedere episodi di appartenenze contestate, l’emergere di domande su che cosa appartiene a chi nella sfera del nostro corpo e dei suoi nuovi derivati biotecnologici.

 

  • Se ognuno di voi potesse intervistare se stesso, che cosa si chiederebbe?

Helga Nowotny: La domanda che porrei a me stessa sarebbe: come possiamo colmare la distanza, in continuo aumento, tra l’incredibile velocità dei progressi delle scienze della vita e la cattura dell’interesse del pubblico?
La mia risposta: spero che libri come “Geni a nudo” contribuiranno a rendere possibile tutto questo.

Giuseppe Testa: Come fare per promuovere una cittadinanza attiva che colga in maniera responsbile e partecipata le opportunita’ dell’innovazione biotecnologica e le interpreti alla luce dell’innovazione sociale?
Leggere il nostro libro facendosi guidare dai suoi intrecci e lasciando crescere la propria curiosita’ per quanto di nuovo e di antico coesiste nel nostro mondo biotecnologico.

 

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Geni a nudo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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