“Ecco perché non riusciamo
a prevedere i terremoti”

Intervista ad Alessandro Amato

11 aprile 2016 - News

amatoLa terra trema, sempre di più e ovunque, e a causare ingenti danni è molto spesso l’irresponsabilità dell’uomo che conquista, bonifica (male) ed edifica zone che andrebbero semplicemente lasciate libere.  Al di là delle nostre colpe, più informazioni sismologiche otteniamo su una certa zona ad alta pericolosità, più accurati possiamo essere nel calcolare variazioni nella probabilità che in quella zona avvenga un terremoto. Allo studio di questi scenari Alessandro Amato, autore del libro “Sotto i nostri piedi, . Storie di terremoti, scienziati e ciarlatani” (VAI alla scheda del libro), ha dedicato una vita intera.

Lei sostiene che non si possa davvero escludere che esistano possibili relazioni tra terremoti e attività umane, come ad esempio l’estrazione di petrolio o gas. Perché?
No, non lo escludo affatto. In alcuni casi questa relazione esiste ed è stato dimostrato un nesso di causalità tra attività antropiche e terremoti. Mi riferisco in particolare alle operazioni di reinieizione di acque reflue nei pozzi, a seguito delle operazioni di estrazione di petrolio, gas o di fracking (quelle per recuperare il gas di scisto). Questa corrispondenza è stata notata in modo evidente negli USA centrali (Oklahoma, Texas, ecc.) dove la sismicità è aumentata drasticamente negli ultimi anni. Anche il Canada, l’Olanda, la Svizzera e altri paesi hanno avuto o stanno avendo problemi simili. Ci sono poi altre cause di possibile sismicità indotta, come la creazione di dighe e invasi artificiali, l’estrazione e la reiniezione di fluidi in aree geotermiche, ecc.

56 -Amato_140_210_DEFIl libro decodifica una quantità di bufale che circolano (in Rete e non) sui terremoti. Qualche esempio?
Ce ne sono tantissime. In quelle antiche in genere si ascrivevano i terremoti a qualche divinità, a strani animali che si agitavano, a venti, comete, o altre cause misteriose. Negli ultimi anni abbiamo assistito a molte post-visioni, ossia previsioni del terremoto fatte dopo l’evento. Queste si basano sulle evidenze più disparate, qualcuna con un fondamento scientifico, altre completamente inventate. A Roma nel 2011 circolò la bufala del terremoto previsto per l’11 maggio da Raffaele Bendandi, che peraltro non l’aveva mai fatta. In quel frangente la causa del terremoto sarebbe stata un (innocuo) allineamento di pianeti nel cielo. Sembra comunque che il 20% dei romani non sia andato al lavoro quel giorno, per paura del terremoto. Un’altra delle tante bufale raccontate nel libro è quella dello sciame di rospi in Cina, che fu avvistato prima del forte terremoto del 2008, e fu per questo interpretato come un precursore: “I rospi prevedono il terremoto”. Peccato che tra i rospi e il sisma c’erano 1500 km di distanza! Come dire che dei rospi a Madrid o a Kiev possano preannunciare un terremoto in Italia.

Nella sua esperienza di sismologo e direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’INGV, può raccontarci un episodio che l’ha particolarmente colpita e ha segnato la sua ricerca?
L’episodio che racconto nel Prologo, quello dell’incontro con “l’Atroce” di Colfiorito, è veramente accaduto. Fu per me la prima volta che mi trovai a tu per tu con una persona che aveva sofferto il terremoto, che era impaurito, incavolato, e che voleva delle risposte che io non avevo. Era una persona ferita, inizialmente aggressiva, ma intelligente. Mi resi conto in quel momento che il dialogo e la conoscenza sono le armi migliori per difendersi dal terremoto. Quando mi disse «Allora devono fà un busciu fino a la faglia e te deve legà pe li piedi co na luce su la fronte e mannatte lajò co un martellu e na lente, cuscì poli capì che cazzu succede», aveva di fatto anticipato quello che negli anni successivi i sismologi iniziarono a fare per studiare i terremoti: perforare le faglie.

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