Darwin Day – Un estratto da “La struttura della teoria dell’evoluzione” di Stephen Jay Gould per festeggiare Darwin

09 febbraio 2018 - News

«Darwin scrisse il suo cruciale paragrafo conclusivo del capitolo 6 per affermare che l’unità di tipo doveva essere inclusa nelle condizioni di esistenza (perché l’unità di tipo, egli sostenne, esprime soltanto episodi passati dell’adattamento ordinario e della selezione naturale, conseguentemente ereditati da numerosi discendenti moderni). L’unità di tipo ha sempre definito la principale arena di scontro per i naturalisti che vedono l’adattamento come secondario e qualche principio di ordine morfologico (perché ne esistono molte versioni) come primario. Darwin eliminò la giustificazione logica di un principio separato per l’unità di tipo notando che gli antichi adattamenti dovrebbero, se ereditati attraverso una linea successiva, diventare fonte di profonde omologie. Egli però non poteva negare (e non desiderava ribaltare l’argomento) l’idea dei principi morfologici che operavano separatamente dalla selezione naturale e costruivano le eccezioni all’adattamento. In questo senso, Darwin sostenne il concetto di costrizione, ma soltanto se questo principio poteva essere accuratamente circoscritto entro una categoria chiaramente secondaria rispetto alla selezione naturale in quanto a frequenza relativa e importanza biologica. Darwin colse del tutto il ruolo cruciale della frequenza relativa nei suoi ragionamenti sul processo evolutivo e basò completamente la propria tesi della selezione naturale su una valutazione di questo tipo dell’importanza quantitativa. Per farlo seguì questa strategia: consideriamo la vecchia dicotomia e dimostriamo che entrambi gli estremi sono prodotti della selezione naturale. Quindi, una volta eliminata la costrizione come causa primaria di un polo (dove un’alta frequenza relativa non avrebbe potuto essere negata), si permette al vincolo strutturale di rientrare in gioco come forza secondaria rispetto alla selezione naturale (con una conseguente bassa frequenza relativa garantita). La selezione naturale diventa così la principale forza del processo evolutivo. Ricordiamo il titolo completo del libro di Darwin: L’origine delle specie per selezione naturale, o la preservazione delle razze privilegiate nella lotta per la vita. La classica forma del ragionamento sulla frequenza relativa mantiene una posizione privilegiata e quindi riesce a svilire un’alternativa grazie a due strategie, entrambe usate da Darwin nel dimostrare l’importanza secondaria della costrizione rispetto alla selezione naturale.

IN OGNI ANGOLO. Assicurati che il tuo principio sia valido sostanzialmente sempre, mentre l’alternativa entri in gioco soltanto per alcune falle di secondaria importanza.Attribuendo entrambi gli estremi della classica dicotomia (unità di tipo e condizioni di esistenza) alla selezione naturale come causa principale e quindi privando la costrizione del suo campo d’azione potenzialmente ampio, Darwin garantì il predominio dell’adattamento.

SEQUELE. Assicurati che il tuo principio agisca come causa prioritaria e principale (in senso temporale e come effetto) e che l’alternativa determini soltanto modificazioni secondarie rispetto a questa azione fondamentale. Nel paragrafo conclusivo del sesto capitolo tutte le forze diverse dalla selezione diventano sequele della sua azione primaria.

Così Darwin si servì della frequenza relativa per sostenere la propria visione del mondo evoluzionistica: una teoria dell’esternalismo per prove ed errori, con la selezione naturale come unica forza creativa principale del cambiamento, e con la variazione interna limitata al ruolo di generatrice di materia prima da sottoporre all’esame accurato della selezione e non con lo scopo di determinare importanti e costanti direzioni. Perché dunque così tanti biologi evoluzionisti continuano a esitare? Il ragionamento fondamentale di Darwin, che chiude il capitolo 6, può essere considerato soltanto brillante e, senza alcun dubbio, corretto. La maggior parte delle omologie proprie dell’unità di tipo è davvero costituita da adattamenti ereditati da un lontano passato, inutili per foraggiare i teorici della costrizione che vorrebbero ridurre la frequenza relativa e l’importanza della selezione naturale. (Le omologie proprie dell’unità di tipo agiscono davvero come vincoli strutturali di tipo filetico rispetto alle reali possibilità – gli elefanti non voleranno mai – ma queste limitazioni correnti esistono come conseguenze degli adattamenti iniziali, e dunque non possono opporsi alla selezione naturale in alcun tipo di quantificazione della frequenza relativa)».

Da La struttura della teoria dell’evoluzione, di Stephen Jay Gould.

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E per festeggiare davvero bene, scopri i nostri libri su Darwin!

Stephen Jay Gould, Questa idea della vita

Marco Ferrari, L’evoluzione è ovunque

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